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Lettera a Lorenzago, piccola perla delle Dolomiti
 
20160804 AB Lorenzago
 
Era il tempo nel quale la pioggia sottile amava scendere per fare il solletico ai raggi del sole, il tempo in cui ti conobbi e ti amai.
Era il tempo in cui gocce di rugiada sonnecchiavano pigramente sopra fili di speranza, il tempo nel quale abbracciando il tuo silenzio sognai di non lasciarti più.
Era lo stesso tempo che mi aveva lasciata senza tempo a farmi arrivare a te, che oggi sei la mia seconda casa e il mio primo rifugio.
Non so grazie a chi o perché io sia arrivata a te, quel giorno d'autunno di qualche anno fa, e non so spiegare cosa mi successe quando, percorrendoti malinconica, sentii dentro al cuore di essere arrivata e di poter finalmente riposare, senza ricevere da te domande inopportune.
Non so, e forse non mi sarà mai dato di sapere, perché quando ti respiro e ti annuso oggi mi sento viva e quando ti guardo, salendo e scendendo le tue vie e le tue scale, sento il cuore colmo di me e di te, e di tutto ciò che meravigliosamente sei e insieme siamo. 
Ho pensato e ripensato al nostro amore clandestino, germogliato per caso tra il verde dei tuoi boschi di larici e abeti e il nostro cielo azzurro e terso.
Ho forse intuito che il nostro sentimento è nato dalla terra che tutti e due avevamo bisogno di ritrovare. E così tu sei diventato terra mia e io terra tua. Inseparabili.
Ho guardato le nuvole un giorno, ci ingrigivano mentre seduta sulla fontana di Piazza Calvi ascoltavo il canto dell'acqua che ogni tanto, a schizzi, si intrometteva tra noi, e ho fatto amicizia pure con loro: adesso mi sorridono e ci colorano d'arcobaleno, anche dopo le loro sfuriate autunnali.
Il nostro è un amore e l'amore è colore, è arcobaleni di eterni sospiri, di abbracci di sguardi, di baci di sogni, di viaggi l'uno dentro l'altra. E io adoro viaggiare dentro di te, scoprire i tuoi graziosi angoli, i tuoi vicoli stretti, i tuoi orti nascosti, le tue borgate storiche, il tuo bosco fatato, il tuo Parco dei Sogni... per poi perdermi negli occhi di chi di te e in te vive: sguardi di gente buona, di gente che ha ancora voglia di raccontare e di raccontarsi, e di darti la fiducia e la speranza che meriti. 
Immerso tra i monti, sei una delle 22 perle che compongono una collana magnifica. Un piccola perla, un verde altopiano, una grande risorsa di energia, luce e spensieratezza per chi come me ha la fortuna di incontrarti e di volerti vivere fino in fondo, per questo splendore che sei.
Grazie per i tuoi spettacolari tramonti, per le aurore color rosa antico, per i fiori dalle molteplici sfumature che dipingono le tue primavere, per i boschi profumati che abbracciano amorevoli, per i sospiri degli innamorati e le risate dei bambini che attraversano i tuoi magici viottoli nel fresco delle sere d'estate, per il silenzio e la pace che doni quando la natura si addormenta cullata dal vento autunnale, per l'incantevole candore di cui ti vesti nei freddi inverni, e per i tuoi segreti che solo a chi ti ama ricambiato sveli, sussurrando timido. 
Mi siedo col pensiero sulla panchina del tuo domani, mentre le campane della Chiesa suonano a festa e il sole ti fa brillare come una stella; posso solo dirti che sei ancora La Venezia Alta di un tempo, quel luogo magico dell'anima che ispirò perfino Giosuè Carducci, quella "Lorenzago aprica tra i campi declivi che d'alto la valle in mezzo domina" (Ode al Cadore, Giosuè Carducci).
 
Monologo di
Arianna Bidoli Anselmi
 
Foto di Elena De Michiel Neve, Lorenzago di Cadore 2016.
Il sole ti fa stella.

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