
Aveva freddo lei, ferma e immobile davanti al suo treno che correva, correva.
Le braccia del tempo l'avvolsero amorevoli nel vano tentativo di donarle conforto, ma lei piangeva lacrime di rugiada.
I capelli rossi e folti riflettevano i raggi del sole e gli occhi celesti si perdevano sui vecchi binari.
Al posto del cuore un fuoco acceso, al posto dell'anima ali pronte per il volo.
E lei piangeva le sue lacrime di rugiada mentre il suo treno correva, correva; e lei sognava di salire su un vagone, uno qualsiasi, le bastava salire.
Aveva freddo lei, ferma e immobile dinanzi alla scelta che non riusciva a prendere.
E le fiamme dentro la divoravano mentre lo spazio intorno scompariva.
Lo stridere delle rotaie la stordiva: il suo viaggio doveva avere inizio, il suo volo doveva incominciare.
Era come avere nel petto un fuoco d'artificio pronto per essere esploso, e non trovare un cielo dove farlo brillare.
Era come essere un'aquila in gabbia con la porta aperta, e non riuscire a fuggire.
Era come avere la vita che ti scorre davanti, e non sapere di farne parte.
Non poteva più essere così, lei lo sapeva.
E aveva freddo lei, mentre le sue lacrime di rugiada cadevano a terra rompendosi in mille frammenti di ghiaccio.
E sentiva il caldo lei, il fuoco bruciarle le vene.
Il treno correva, correva, e lei ferma, immobile, con i capelli rossi che riflettevano l'infinita voglia di esistere e con gli occhi celesti che facevano da specchio al suo essere viva, viva, viva!
Fu l'attimo eterno che non si può fermare, quello che prima o poi tutti devono affrontare. Quello che qualcuno cerca e qualcuno volutamente perde.
Lei non voleva perderlo: avrebbe significato dire addio a se stessa, e questo non l' avrebbe potuto sopportare.
Fu un millesimo di secondo il periodo trascorso tra il suo sospiro e il suo balzo in avanti. Fu un millesimo di secondo infinito.
Non sentiva più freddo lei, d'improvviso non lo sentiva più... E non era più ferma, immobile, e non uscivano più lacrime dai suoi occhi mentre guardando fuori dal finestrino gridava al vento di seguirla, oppure di lasciarla andare per sempre.
E fu così che ricominciò. E visse, visse, visse... riflettendo i raggi del suo Sole sui meravigliosi capelli rossi.
Testo di Arianna Bidoli Anselmi
Foto di Camillo Campobasso