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20240513 VM un amore targatoQuesta notte mi sono imbattuto in un film dalle caratteristiche particolari: impregnato sul lavoro di Riccardo Sesani che ne è il regista, l’ideatore del soggetto e uno dei sceneggiatori. Titolo di quest’opera del 1976 Un amore targato Forlì, e diciamo subito che il titolo non è fuorviante, ma neppure particolarmente centrato. Per dovere di precisione aggiungo che il soggetto e la sceneggiatura sono stati possibili grazie alla collaborazione con Bruno Cortini, mentre la sceneggiatura si è avvalsa anche del contributo di Franco Rossetti che ne è pure il produttore. La caratteristica particolare di questa pellicola è che non è classificata come commedia erotica all’italiana (o

commedia sexy), almeno per wikipedia (rif. 1); ciò nonostante la protagonista femminile si concede con splendida generosità proponendosi senza veli in svariate situazioni, e non mancano gli amplessi, seppur poco dettagliati.

Per il sito ComingSoon.it è un film sentimentale anche se per me è più una storia senza capo né coda, che per certi aspetti serve a focalizzare delle critiche sulla società dell’epoca, è ne rappresenta un ritratto satirico, per altri è una pellicola d’intrattenimento. Non è una fotografia precisa dell’epoca, a mio giudizio, ma tra una “scopata” e l’altra, dei sassolini sono fatti cadere volutamente dal regista, per evidenziare aspetti che evidentemente riteneva interessanti.

La Trama

Un violoncellista forlivese giunge nella grande metropoli, Roma, forte di una raccomandazione. Un funzionario amico del padre, l’esaurito maestro Melchiorri (un buon Mario Scaccia) dovrebbe garantirgli l’assunzione nell’orchestra dell’opera. Stefano Santi (interpretato dal romano Leonard Mann - al secolo Stefano Manzella) lungo il viaggio farà degli incontri con femmine che senza problemi cercano di sedurlo, quello principale vede protagonista Giorgia Muller (interpretata dalla bionda tedesca Rena Niehaus, ventidue anni all’epoca della pellicola) che darà lui ospitalità e finirà per legarsi al ragazzo.

La storia d’amore è più un pretesto per tenere legato al film lo spettatore, e l’unico tema veramente forte proposto in questo racconto è il degrado del mondo lavorativo romano, e nello specifico quello legato al mondo dell’arte. Non esiste meritocrazia e tutto ruota attorno alle raccomandazioni che si sovrappongono, chi ha alle spalle la spinta migliore arriverà più lontano, mentre chi non ha nessuna spinta o ce l’ha di livello più basso rimane a casa. Non che questo concetto sia espresso con dettagli sorprendenti, è più un ritratto satirico che il regista fa di questa situazione. Alla fine è una satira simpatica che a differenza di molte commedie sexy all’italiana non vuole far ridere a tutti i costi, anche se non mancano situazioni che sfiorano la comicità, non vuole neppure stuzzicare forzatamente appetiti sessuali, anche se poi la facilità con cui si spoglia la protagonista femminile, (e il suo fisico di assoluto rispetto) non passano inosservati al pubblico maschile. Qualcuno potrebbe individuare un tratteggio di come vivevano i giovani di sinistra, ragazzi che si rifanno ad alcuni principi dei figli dei fiori, sessualità libera e tentativo, mal riuscito a giudicare dall’esito finale, di rendere fluide le relazioni. Onestamente non reputo neppure questa una chiave di lettura convincente.

Cosa rimane quindi di questa pellicola? L’abbondanza di dettagli che illustrano un'epoca: le sale dei palazzi statali, spoglie, con un tipo di mobilio ormai introvabile. La descrizione della stazione ferroviaria di Roma, dove nei bagni degli uomini trovi il travestito vestito da donna (capitò anche a me, diciannovenne all’epoca, ed al pari del provincialotto forlivese, anch’io rimasi scosso da questa realtà). Ne approfitto per dire che a metà degli anni settanta c’era una forte contrapposizione tra città di provincia e metropoli, e nel film compare traspare che i provincialotti sono più ingenui. Non mancano poi i dettagli di arredo domestico, e quelli legati all'abbigliamento, nella versione borghese o nel suo opposto proletario. Questa pellicola è un bel tuffo nel passato che proprio perché non si presenta come “fonte di verità importante”, mi è risultata piacevole. La nota negativa è la recitazione di Leonard Mann, che a mio giudizio risulta poco convincente. 

Interessante, al contrario, le scene che vedono protagonista la Signora Merlini (Adriana Asti), su tutte quella che coinvolge anche il marito (Gigi Ballista), "scornachiato" dal giovane strumentista. Non male neppure la recitazione di Mario Scaccia, e quella di Umberto Raho (un imtermediario finocchio che cerca di sedurre il provincialotto offrendole come contropartita il posto di lavoro). La pellicola non manca di molti altri personaggi, non mi pare il caso di citarne altri per ragioni di lunghezza, che entrano ed escono in scena, tutti un po’ caricaturali, ma mai troppo da diventare grotteschi. Una parentesi sulla protagonista femminile, la tedesca Rena Niehaus: a me non è dispiaciuta, anche se la sua recitazione non mi ha stordito. Mi ha colpito il finale, forse perché inondato oggi da trame fluide ispirate ai principi lgbt: qui Giorgia Muller presentata come una ragazza particolarmente libera e aperta al sesso (disinvolta anche verso le relazioni fisiche), alla fine insegue l’uomo per lei più importante, il violoncellista Stefano. la morale pare essere la seguente: quando con qualcuno ti trovi bene, non bisogna lasciarlo scappare.

Senza volerlo quindi, questa trama, risulta un appello contro la società liquida oggi tanto sbandierata, e non poteva essere altrimenti, come sopra scritto qui inavvertitamente si descrive la società degli anni settanta, società che stava vivendo dei cambiamenti, ma dove la famiglia tradizionale era pur sempre al centro di ogni italiano, borghese o proletario, rivoluzionario o conservatore.

Anche nel sito Davinotti (rif. 2) le critiche non sono feroci verso quest'opera e una sintesi condivisibile è quella di Daidae: “Valida commedia con qualche piccola dose di erotismo ben distribuita, grazie alla stupenda Rena Niehaus che ci offre diversi nudi (frontali inclusi). Non è affatto squallido o volgare e a tratti è persino piuttosto divertente. Gli attori che prendono più spazio sono i due principali e Mario Scaccia, per gli altri solo particine ma fanno comunque una bella figura. Una commedia divertente e leggera”. Ecco un’annotazione che mi pare importante dell’opinionista sopra proposto: nonostante i nudi audaci, la pellicola è per nulla volgare.

Mirco Venzo, Treviso 13/05/2024 #qzone.it

rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Un_amore_targato_Forl%C3%AC
rif. 2 https://www.davinotti.com/film/un-amore-targato-forli/27195

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