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Odor di caos anche per il Corriere. In un articolo del Corriere della Sera del 14 ottobre a firma di Renato Benedetto, viene riportata una tabella che indica i seggi per Regione del futuro Senato. Avevamo anticipato una tabella quasi identica il 6 ottobre, riporto per comodità la nostra ripartizione e quella del Corriere.

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A parte alcune piccole differenze, Lombardia, Lazio, Piemonte e Calabria, forse dovute a dati sulla popolazione diversi, le due ipotesi sono quasi uguali. Ad affiancare l’analisi di Renato Benedetto c’è anche l’articolo di fondo di Antonio Polito: “L’enigma del senato che verrà”, quasi a confermare il rischio caos della riforma. Quindi un collasso istituzione non è da escludere. Anzi è molto probabile, forse certo. Inoltre allo stato attuale non c’è ancora una legge che regoli l’elezione dei senatori, si possono fare delle ipotesi in base alla lettera della novella Costituzione come abbiamo fatto noi, ma il 4 dicembre andiamo a votare al buio per quanto riguarda il Senato. Appare quindi lecito chiedersi cosa succede se entro questa legislatura non venisse approvata una legge elettorale per il senato. L’ipotesi non è improbabile. Vediamo cosa potrebbe accadere.

La legge oltre a individuare il meccanismo di elezione dei senatori dovrà stabilire il criterio per determinare il numero dei seggi per tutte le Regioni che hanno diritto a più di due senatori. La nostra ipotesi e quella del Corriere, per quanto minime, hanno delle differenze. Un senatore in meno alla Lombardia ed uno in più al Piemonte possono significare il controllo o meno del senato se, per esempio, le due regioni hanno maggioranze politiche diverse, quindi non è certo improbabile un vibrante disaccordo tra centro destra e centro sinistra nella determinazione del numero dei seggi delle regioni.
Adesso supponiamo che vinca il SI, supponiamo anche che Renzi, come ha fatto con Berlusconi risponda picche alla modifica dell’Italicum, supponiamo, in fine, che ponga la fiducia sulla legge elettorale del Senato. Cosa farà la minoranza PD? Fara cadere il governo? Oppure ingoierà l’ennesima dose di ... . Facciamo un altro esempio. Come ha giustamente osservato Renato Benedetto i nuovi senatori non hanno il vincolo di mandato come i rappresentanti dei Lander in Germania, quindi potrebbero votare al senato sia secondo gli ordini di partito, sia secondo l’appartenenza geografica. Prendiamo il solito esempio pratico della nomina dei giudici costituzionali. Le regioni del nord, Valle D’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino Alto Adige, Friuli VG, Veneto ed Emilia Romagna, dispongono di 44 senatori, se votano per appartenenza geografica e non per appartenenza politica, possono impedire qualsiasi nomina, il quorum per la nomina dei giudici costituzionali è di 60 senatori. Le regioni del Centro / Sud dispongono di 51 senatori, non arrivano a 60 nemmeno con i senatori nominati dal Presidente della Repubblica.

Ma l’aspetto più inquietante si ravvisa per quanto riguarda il recepimento delle norme dell’Unione Europea. Il recepimento delle decisioni delle BCE, della Commissione e del Consiglio Europeo diventano obbligatorie nella nuova costituzione, cosa succede se al Senato, la cui composizione cambierà ad ogni elezione dei consigli regionali, non si costituisce una maggioranza disposta a recepire le norme europee, perché 51 senatori, tra grillini e centro destra, ritengono che le norme europee non assicurino :“la pace e la giustizia fra le Nazioni”, come prescrive l’art. 11 della Costituzione? Per quanto riguarda l’Europa il bicameralismo perfetto esiste anche nella nuova riforma, cosa succede se il senato non recepisce le imposizioni di Jean-Claude Juncker? Avremo un senato incostituzionale? Oppure sarebbe incostituzionale il vecchio articolo 11 perché in contrasto con il nuovo articolo 117? La Corte Costituzionale può decidere sulla costituzionalità di un articolo della Costituzione? Giorgio Gaber cantava com’è bella la città, noi cantiamo com’è bella la riforma.

Marco Fascina

 

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