Sto con “Martina”, ma anche con gli influencer purché siano di esempio sensato a tutto il pubblico di seguaci fatto di giovani adolescenti e non, che invece li seguono come ideali di vita nella ricerca di assomigliare loro il più possibile nel look, nel taglio di capelli. Essi infatti costituiscono un target importante cui indirizzare messaggi pubblicitari, sono in grado di influenzare in modo rilevante le opinioni e gli atteggiamenti degli altri. Non c'è molto da stupirsi comunque, come succedeva negli anni d'oro '80-'90 tutte ad aspirare al titolo di Miss Italia, sfilare in passerella come modella, poi veline ed ora nell'era del Web 2.0 si parla solo di influencer.
Il canone estetico è da sempre un punto forte e determinante lo si sa, nel trovare lavoro e nell'accettazione collettiva che riflette l'immagine che altri devono avere di noi. Ecco che però sul piatto della bilancia se devo fare un paragone tra le due scelte di vita, pesa indubbiamente un cervello capace di decidere con la propria testa, senza tanti manager alle spalle che spingono nella direzione dei soldi, del marketing delle aziende che allo scopo di pubblicizzare prodotti o brand, portano in bella mostra influencer con mezza tetta di fuori e culo rifatto.
Prendo in esame l'accaduto: ci sono volute 4 ore di contrattazione per evitare un gesto estremo, sono 14.400 secondi che una giovane ragazza carabiniere con sangue freddo, tanta sensibilità e altrettanta responsabilità, ha investito senza mai mollare un secondo dalla sua intenzione di salvare un'altra vita, influenzando la scelta finale. Un solo secondo di scoraggiamento in queste situazioni è determinante. Quante visualizzazioni al secondo salvano una vita?!
Ok, il paragone è un po' azzardato, ma teniamo a mente quanto tempo si perde a stare nei social, a vedere l'ultimo trend, brend, come imbambolati dipendenti. Ne vale la pena? Diventare dei cloni, copie perfette di un altro, portano a creare ripetizioni senza autenticità. Per chi verrà dopo di noi, per i nostri figli e nipoti che ormai ci sono già dentro, siamo diretti responsabili ora del futuro, diamo influenze positive nell'indirizzare la vita dando un senso all'esistenza. Se dovessi rispondere alla classica domanda che viene posta ai giovani, “cosa vuoi fare da grande?” risponderei: dare un senso alle mie attitudini ed essere felice. E se proprio non sai cosa vuoi essere “da grande” ti suggerisco, studia, leggi, informati, fai esperienze, non smettere mai di imparare, sii felice e soprattutto sii te stesso. Magari un giorno potresti essere chiamato leader.
Manuela Zottarel, San Biagio di Callalta (TV) 09/10/2021 #qzone.it