Per par condicio storica poniamo da una parte i negazionisti (chi ha un atteggiamento storico politico di negazione di fenomeni storici accertati, negazione dell’olocausto), dall’altra i collaborazionisti (chi collabora con le autorità nemiche d’occupazione; in particolare, chi, durante la seconda guerra mondiale collaborò con le forze tedesche d’occupazione: i collaborazionisti di Salò, di Vichy). Estremizzando negativamente i significati all’oggi, i due termini esprimono la situazione di come i No-Vax vedono i Si-Vax, e di come i Si-Vax vedono i No-Vax. Tra gli estremi di questa opposizione polare è situato il labirinto Covid, dove, oltre ai morti umani, il vero defunto ha rischiato di essere il pensiero scientifico, ma proprio il pensiero scientifico emerge prepotentemente dalle diverse opinioni. Negare la diversità scientifica significa negare la scienza. Recentemente illustri
esperti scientifici e ascoltati opinionisti hanno espresso delle dissonanze armoniche. Alla domanda lei si vaccinerebbe, il Prof. Crisanti ha risposto di no in mancanza di dati, il Prof. Burioni ha espresso dubbi in mancanza di dati, l’autorevole Mieli ha elegantemente detto che ci penserebbe se fosse in età fertile.
Il Prof. Crisanti è stato crocifisso per aver espresso una posizione scientifica, ed è tra i pochi che può fregiarsi contemporaneamente del titolo di negazionista e collaborazionista. Peccato che molti dimenticano che il prof. Crisanti con l’Università di Padova sta portando avanti in quel di Vò Euganeo uno studio sulla popolazione che ha avuto il Covid, per verificare la presenza degli anticorpi e la loro durata, cioè la loro persistenza. Uno studio evidentemente importante per capire il grado e la durata dell’immunità di chi ha contratto il Covid, curiosamente i risultati di questo studio potrebbero avere importanti ricadute sull’utilizzo della profilassi vaccinale che potrebbe impattare sia nel campo negazionista che in quello collaborazionista. Che dire dell’ idrossiclorochina.
Da una parte ci sono medici di base che hanno sperimentato l’efficacia in pazienti Covid allo stato iniziale, dall’altra esperienze cliniche hanno constatato l’inefficacia del farmaco in pazienti in stadio avanzato, e se avessero ragione entrambi? Forse tecnici, politici e opinionisti avrebbero dovuto dire semplicemente che di questo virus si conosce molto poco, e che in questo contesto dichiarare inefficaci certe esperienze cliniche perché non supportate da studi scientifici equivale ad autorizzare chi contesta una certa profilassi perché frutto di sperimentazione troppo limitatata nella quantità e soprattutto nel tempo. Forse tra negazionisti e collaborazioni, e tra l’enorme mondo di mezzo del labirinto Covid, un poca di umiltà non guasterebbe. La scienza ne esce con le ossa rotte, ma chi è stata definitivamente assassinata è la FIDUCIA, e certi politici ci risparmino la loro generosità quando in TV dichiarano che loro si vaccinerebbero, ma rinunciano per chi ne ha più bisogno. Ccà nisciuno è fesso.
Marco Fascina