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20200915 MF ReferendumIl referendum prossimo venturo può essere annoverato tra le reliquie delle riforme costituzionali, come tutte le reliquie va trattato con delicatezza ma allo stesso tempo rischia di essere un feticcio. Ma l’aspetto interessante non è la vetustà della proposta, o le regioni di un campo, ma la qualità dei proponenti e le motivazioni reali della riforma. I principali protagonisti soggettivi sono il MoVimento, la Lega e il PD, il protagonista oggettivo è la “governabilità” altrimenti detta stabilità di Governo. Cronologicamente la riforma è nata sotto l’egida del governo giallo-verde, accettata dalla Lega più come compromesso per la stabilità del Governo che per reale convinzione, nella prima fase il PD era contrario perché era all’opposizione non certo per motivi etici o costituzionali, essendo sull’argomento scarsamente credibile quale politicamente responsabile della

famigerata riforma Renzi, che prevedeva un “diversamente” taglio dei parlamentari. Con il passaggio dal libeccio giallo-verde allo scirocco giallo-rosso, cambiano le mutande, ma non la sostanza, anche il PD illuminato sulla via della governabilità si converte alla reliquia efficentista e risparmiosa. Naturalmente la Lega non poteva esprimersi contro se stessa, e non poteva nemmeno giustificare il passaggio dal libeccio allo scirocco come motivo delle sue mutate condizioni di navigabilità, si realizzava in tal guisa un’ammucchiata sinist-destr degna del miglior Don Abbondio. Il motivo reale della riforma è la famigerata “cadrega”, alla quale si sono inchinati tutti indistintamente.

Ma anche quest’aspetto di sostanziale real politic, per usare un termine politicamente corretto, non è il fattore peggiore. Sostanzialmente non è importante quale parte vinca, il giorno dopo il referendum avremo le solite dichiarazioni ipocrite dei vincitori e le supponenti lamentele degli sconfitti. L’aspetto più grave e scorretto della procedura di riforma è la mancata proposta agli italiani di una legge elettorale congiuntamente alla riforma, e non mi riferisco al sistema maggioritario o proporzionale, ma alla possibilità di poter esprimere una preferenza sui parlamentari da eleggere, rimandare la legge elettorale al dopo referendum significa tenersi le mani libere per poter ingannare in altro modo i cittadini. Provocatoriamente faccio una proposta, per esempio si potrebbe esprimere anche a livello nazionale un voto disgiunto tra il partito e il candidato. A quanti di noi è capitato di voler scegliere un partito e trovarsi un candidato pessimo, o al contrario, un buon candidato espressione di un partito che ci provoca il mal di stomaco.

Ho notato che tutti i partiti, per questioni d’immagine, inseriscono almeno una o due persone per bene e credibili in lista, anche se solitamente non sono le prime scelte della gerarchia, il voto disgiunto avrebbe il vantaggio di scompaginare i piani delle segreterie, infatti il voto al partito determinerebbe il numero di eletti, ma il voto disgiunto determinerebbe gli eletti, magari anche per un solo voto disgiunto potrebbe sedere in Parlamento un competente al posto di un Don Abbondio. Concludendo, data la genesi politica della riforma, SI o NO per me pari sono, sarà la legge elettorale che qualificherà o squalificherà i nostri amati sederi di pietra. Buon voto a tutti, e ricordatevi che non andare a votare è come nascondere la testa sotto la sabbia, ma il culo resta fuori ;-).

Marco Fascina

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