Autonomia e Indipendenza recentemente sono state le due parole più usate, per esse sono state combattute battaglie politiche e di principio quasi serie. I casi Bankitalia e le consultazioni Lombardovenete, con alcune differenze, sono le ultime singolar tenzoni distrattive del baraccone mass mediatico. Parlare di autonomia e indipendenza di Bankitalia nell’anno sedicesimo dell’impero €urista è inutile oltre che retorico. Buono solo per i gonzi. Storicamente, la salvaguardia dell’indipendenza e autonomia della Banca d’Italia aveva lo scopo di impedire l’intromissione da parte della politica nel governo della moneta.
Si voleva porre un freno a eventuali governi spendaccioni. La ciliegina sulla torta di questa indipendenza si è concretizzata con la separazione tra Banca d’Italia e Tesoro del 1981. Dopo la separazione, nei dieci anni successivi l’unica voce della spesa pubblica che è aumentata rispetto al Pil è stata la spesa per interessi, mentre la quota salari degli (sfaticati) statali è diminuita. E’ stato il più grande trasferimento di ricchezza dal basso verso l’alto attuato dai nostri governi, preparatorio dell’era euro. L’indipendenza e l’autonomia bancaria espressioni tipiche della logica liberista, avevano un obiettivo redistributivo dal basso verso l’alto in uno stato sovrano, ma con l’entrata dell’Italia nell’euro, la sovranità monetaria, cioè una componente della sovranità democratica, è stata trasferita alla BCE, e con essa anche l’attività di controllo del sistema bancario creatore di moneta. La Banca d’Italia quindi è il fedele cagnolino da guardia della BCE, e ha come compito quello controllare i suoi azionisti che sono le banche. La riconferma del Governatore è nella logica del buon cane da guardia europeista. Buono per chi, ho un sospetto, ma non lo dico.
L’aspetto paradossale della vicenda è il fariseo attacco a Renzi & PD, proprio quando ne hanno fatta una quasi giusta; l’inutile mozione, che non aveva senso sotto l’aspetto sostanziale, lo aveva dal punto di vista della legittimità democratica parlamentare, anche se sappiamo che tra il “più Europa” e i voti di fiducia, il Parlamento Italiano conta come il due di coppe quando esce bastoni. Il classico esempio del bue che da del cornuto all’asino. Questa è l’essenza degli approfonditi dibattiti su Bankitalia. Se autonomia e indipendenza sono un tutt’uno per l’Istituto di via Nazionale, essi sono stati ipocritamente disgiunti in ambito referendario lombardoveneto. L’affluenza alle urne ha evidenziato due aspetti: la riaffermazione dell’identità e il tartufesco atteggiamento dei politici, come è già stato sottolineato da altri. Il Veneto è sempre stato fortemente identitariorto, però “paroni a casa nostra” è una frase assolutamente senza senso all’interno della cornice eurista, dispiace che la Lega anti euro abbia abbandonato questa lotta per le lenticchie autonomiste.
Cosa pensano di ottenere i nostri eroi da uno stato sottoposto al pareggio bilancio in sede europea? Più competenze certamente, ma sicuramente minori risorse rispetto ai maggiori oneri, la richiesta autonomista si trasformerà in un camuffato taglio alle risorse. Forse il passo successivo sarà la richiesta di maggiore autonomia di Vicenza da Venezia perché non vogliamo spartire “i schei coi teroni de Rovigo”. La richiesta di maggiore autonomia ha senso all’interno di uno stato sovrano, non di uno stato vassallo com’è l’Italia odierna. L’imbroglio globalista ha vinto ancora, il sacrosanto referendum è stato svilito, trasformato in un inganno per prendere tempo, per non affrontare i veri problemi dell’Italia e del Veneto: Euro, Corruzione (abbondante quella nostrana), disastro ambientale e sociale, li ho elencati in ordine d’importanza per il Veneto e consequenziali l’un l’altro. Parafrasando un grande “Nel tempo dell’inganno universale dire l’ovvio è un atto rivoluzionario”. Desso scuseme, me ciama la parona.
Marco Fascina