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20170912 DG prezzodelsilenzio"IL PREZZO DEL SILENZIO" di Monica Zuccato una presentazione del 9 settembre 2017 a Treviso presso Supermercato del Libro, via Castellana 37 l/m con la partecipazione di Moreno Blascovich, psicoterapeuta. Evento organizzato da Claudia Rossetti, referente di ArteScalza, che in apertura ha espresso la sua emozione dovuta all’importanza e alla complessità del tema trattato. Il libro narra l’esperienza vissuta da Monica Zuccato nel vortice dell’anoressia e della bulimia, disturbi del comportamento alimentare che affliggono molte persone, soprattutto ragazze e giovani donne ma anche ragazzi, seppure in netta minoranza. Disturbi per i quali si è abbassata l’età di inizio, ora già a 9 - 10 anni, quando invece era verso i 15 - 16 qualche decennio fa. Inoltre, si presentano casi di persone adulte che non avevano mai manifestato la malattia in precedenza.

La decisione di rompere il silenzio attraverso un racconto interamente autobiografico vuole essere un modo per aiutare chi sta soffrendo a causa di questo problema quanto mai attuale. L’autrice, ad un certo punto della vita, si ritrova incredula nello scoprire di essere riuscita a diventare un’altra persona, dopo la guarigione. E ricorda attraverso la scrittura i passaggi salienti, le sensazioni, il proprio vissuto. La “tanta fame”, il digiuno, ferrea imposizione motivata dal desiderio di dimagrire, di appiattire il corpo femminile, di sparire; quando invece la magrezza eccessiva provoca l’effetto contrario, una maggiore visibilità a causa dell’aspetto fisico emaciato, denutrito. Al punto che i familiari si disperano, gli amici non sanno come comportarsi, i conoscenti si preoccupano e fanno domande ricevendo risposte evasive del tipo “Sto benissimo, sono magra di costituzione”.  L’anoressica, nell’apparente desiderio di annientarsi, nasconde in realtà una richiesta di amore.

Monica ripercorre tutte le tappe del suo calvario, iniziato negli anni '80 quando questi disturbi non erano riconosciuti come malattie. Chi si trovava dentro, davvero non sapeva dove andare, dove rivolgersi. Non c’erano strutture adeguate né personale competente, per cui si rischiava di perdere tantissimo tempo rimbalzando da un medico all’altro, raccontando un sacco di bugie a specialisti il più delle volte impreparati, prolungando così i tempi della guarigione. Il disturbo per lei si manifestò verso gli undici anni, quando decise di non voler più mangiare. A scuola c’erano già state delle difficoltà a relazionarsi con gli altri, ed episodi di bullismo nei suoi confronti. Iniziò a pensare di non andare bene, di non valere nulla. Con il passare del tempo la sua magrezza arrivò a livelli molto gravi, fino a pesare 38 chili, dopo di che Monica smise di pesarsi. La vita in preda alla bulimia era diventata un inferno, tutto ruotava intorno al cibo, l’unico ed esclusivo pensiero della giornata.

Ricordiamo che la differenza fra anoressia e bulimia consiste nel diverso rapporto con il cibo: nel primo caso si evita il più possibile di introdurre alimenti, imponendosi una dieta rigidissima; nel secondo si mangia in maniera sconsiderata per poi liberarsi mediante il vomito autoindotto e l’abuso di lassativi e diuretici. Una caratteristica in entrambi i casi è l’attività fisica portata all’estremo, un moto perpetuo allo scopo di consumare calorie.

Vivevo in un paese dove tutti si conoscono, ero costretta a tacere. Non potevo confidare agli amici la mia situazione. Era un problema anche per il lavoro, se ne avessi parlato avrei rischiato di perdere il posto.” Queste le parole dell’autrice nel ricordare quel periodo. Seguirono ricoveri in ospedale, tentativi mal riusciti, psicofarmaci, alimentazione forzata, perquisizioni, l’esistenza sorvegliata a vista, un lunghissimo percorso con il terapeuta. L’inizio della guarigione fu con la gravidanza, arrivata senza volerlo e vissuta come un evento che sfuggiva al controllo del proprio corpo: sopraggiunsero le crisi di panico, la sensazione di impazzire, e la decisione di tenere il bambino nonostante la grande sofferenza sia fisica che psicologica. “Quando ho accettato la presenza di mio figlio, la crescita di un altro essere dentro me, solo allora ho iniziato a stare meglio.

Prendendo spunto dalle parole di Monica, è intervenuto il dottor Moreno Blascovich con la sua competenza in materia, in quanto da diversi anni si occupa di disturbi dell’alimentazione. Con un accenno ai vari libri esistenti su questo tema, ha confermato la loro utilità sia per rompere il silenzio che molto spesso avvolge certe situazioni, sia per dare informazioni a chi ne ha bisogno. Colpisce un’affermazione dello psicoterapeuta quando dice che le anoressiche, in una società consumistica, sono figure rivoluzionarie. “Consumano” consumando sé stesse. Non trattengono nulla. Tutto lo spazio è occupato dal controllo del proprio corpo, del peso, dell’immagine. Provare i jeans, salire sulla bilancia, addirittura fotografarsi ogni giorno, più volte al giorno, come se a distanza di qualche ora ci fossero variazioni sensibili. Ragazze prigioniere di questa dimensione. Additate come colpevoli di qualcosa mentre sono le prime vittime.

Durante il percorso di cura sorgono diatribe fra i genitori che si accusano l’un l’altro, ma è necessario attribuire una responsabilità anche alla paziente in modo che possa riconoscere la propria soggettività, riconoscersi parte attiva nella vicenda. Smettendo di trovare sempre le cause del problema al di fuori di sé. La terapia si svolge tramite il lavoro di gruppo e la persona interessata non deve continuare per costrizione, ma deve comprendere la scelta e il significato di raccontarsi. Questo in sintesi il metodo per affrontare positivamente il cammino di guarigione. Nonostante sia da tempo guarita, Monica riferisce di avere ancora poca serenità nei confronti del cibo. Vi sono alimenti che percepisce come pericolosi, non li mangia liberamente, pur amando molto cucinare già dagli anni della malattia. Sembra un paradosso ma è frequente che sia così nelle anoressiche/bulimiche.

Oggi possiamo affermare con sicurezza che più il problema permane e più è difficile uscirne.  È necessario chiedere aiuto in quanto da soli non se ne viene fuori, anzi la situazione non fa altro che peggiorare. Bisogna trovare il modo di parlare con qualcuno, raccontare il dramma che si sta vivendo. Il primo passo, la prima apertura, può essere con un’amica, un’insegnante di scuola, una persona di fiducia che possa aiutare ad intraprendere un cambiamento. Attualmente ci sono le possibilità per chi desidera davvero una via di uscita, si trovano molti riferimenti per iniziare un percorso di cura. Negli anni '80 c’era solo qualche struttura privata ad occuparsi di anoressia e bulimia, con tariffe altissime e non certo alla portata di tutti. Più tardi, nel momento in cui ne è stata riconosciuta la valenza sociale, allora le USL hanno incominciato a riconoscerlo e trattarlo come problema, mettendo a disposizione un approccio terapeutico.

Il pubblico presente all’incontro ha dimostrato un vivace interesse, numerosi sono stati gli interventi con domande sia all’autrice che allo psicologo. Ricordando quanto sia stato difficile raccontare la propria vita, Monica ha affermato che il libro (Rif. 1) non è stato scritto per avere notorietà, ma con la sincera volontà di aiutare chi soffre: il percorso è lungo e costa tanta fatica, ma guarire è possibile.

Daniela Grassato, Treviso 11/09/2017 #qzone
Nella foto di Stefano Pauli, Monica Zuccato con il dottor Moreno Blascovich.

Rif. 1 https://www.libreriauniversitaria.it/libri...

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