Carlo Sala nella nona edizione di F 4 Un'idea di Fotografia 2019 cura una rassegna che si occupa di analizzare la conflittualità tra l’uomo e il paesaggio. Il più noto dei tre artisti è forse Olivo Barbieri, già ospite di F4 in passate edizioni, che presenta alcuni scatti del suo lavoro site specific_Emilia 12 (earthquake). Soggetto dei suoi scatti la distruzione generata dal disastroso terremoto che ha devastato l’Emilia Romagna nel 2012. Le immagini sono ottenute dall’alto con uno stile di ripresa che trasforma la realtà rendendola affine a foto che si otterebbero se il soggetto fosse un modellino miniaturizzato. Gli scatti dall’elicottero riprendono la realtà sottostante, ma è il gioco di colori e la prospettiva che fa sembrare ciò che è vero, una finzione.
Con modalità differenti, ma con un principio affine, Silvia Camporesi presenta delle immagini di Venezia. In La terza Venezia, l’autrice rappresenta la città lagunare con fotografie dove chi visiona l’immagine non sa mai se la foto nasce dalla realtà o dalla ricostruzione miniaturizzata della città lagunare presente a Rimini. La differenza tra le foto di Barbieri e quelle della Camporesi è che mentre il primo ha come soggetto solo situazioni veritiere, la seconda gioca con lo spettatore e non è dato al fruitore sapere cosa è reale e cosa è finzione. Nella Venezia di Silvia non si trovano turisti come quasi immancabilmente apparirebbero negli scatti dei nostri viaggi, per contro vi è sempre presente, con piglio minaccioso, l’acqua. E’ chiaro il messaggio: se non cambia qualcosa il destino della città millenaria è segnato. Chiudiamo con KA-BOOM di Andrea Botto. Lui documenta in modo tradizionale (pellicola 4 x 5 su banco ottico) situazioni in cui immobili civili vengono abbattuti, fatti crollare, distrutti, spesso mediante cariche esplosive appositamente piazzate allo scopo.
Gli elementi che mi hanno colpito del suo progetto sono molteplici. Il primo, la tecnica da lui utilizzata l’obbliga a dare valore all’attimo: con il banco ottico l’esplosione, che è un momento, puoi catturarla con un solo unico “click”; sbagliare a premere il pulsante anticipando o ritardando di un nonnulla, inserire un’errata combinazione diaframma/tempi l’esposizione, risulterebbe letale per una buona immagine. Non avrebbe una seconda possibilità l’artista per recuperare il momento in cui quel manufatto frutto di mesi di lavoro, a volte in anni, viene raso al suolo. M'interrogo: "Perchè non utilizzare altri strumenti meno rischiosi per catturare questo momento fondamentale"? Non conosco la ragione di questa scelta, anche se il risultato è investire con una sorta di "valore aggiunto" ogni foto di questo autore, che si è fatto carico di un rischio che molti avrebbero rigettato.Questa modalità di azione restituisce alla fotografia parte del sapore romantico di “antica” memoria.
Il secondo aspetto interessante è legato al fascino che le distruzioni, e più in generale tutti gli eventi catastrofici, hanno agli occhi degli umani. Qzone si è in parte già occupata di questo tema (rif. 1) andando a riprendere alcune idee formulate da I. Kant: "il sublime" è un concetto che balla tra la razionalità e l’imperscrutabile, che riconosce della bellezza dentro la paura e la devastazione. Non riprenderò i concetti già espressi nel precedente articolo, solo sottolineo che il lavoro di Andrea si sposa bene con questi temi. Non a caso, ed è il terzo punto, spesso la folla, attratta dalla calamità, è presa in considerazione dal fotografo e diventa talvolta co-protagonista dell’immagine.
Chiudo riconoscendo ad Andrea un’idea di estetica che anche in questo caso si riconcilia con le stampe dei lustri passati. Mi spiego meglio, se molte foto di paesaggio contemporaneo mirano a togliere elementi che possono compromettere l’idea di una foto essenziale, “asciutta” dove i fronzoli sono ritenuti inutili e la stessa presenza umana viene ritenuta una distrazione, Botto pare, al contrario, cerchi di non perdere quel senso del “bello” che era cosa abituale nella fotografia del passato, fotografia che evidentemente ha frequentato è che gli è rimasta dentro. Al fruitore della mostra stabilire se le mie idee sono condivisibili o meno: la mostra termina il 30 giugno.
Gli orari di visita e le condizioni d’accesso sono rintracciabili nel seguente link:
https://www.eventivenetando.it/it/eventi...
Mirco Venzo, Solighetto 31/05/2019 #qzone.it
Nella foto di Cristina Pillan uno scatto di Andrea Botto realizzato a Beauregard nel 2013.
Rif. 1 http://www.qzone.it/index.php/q-themes...
