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20250602 FDC umano e umanoide 400All'inizio, il nulla. Poi ci furono tutta una serie di cataclismi e mutazioni fino ad arrivare al soggetto di Ns interesse, il primate ominide. Le teorie sulla sua comparsa e sulla sua evoluzione sono molteplici ed ultimamente anche piuttosto contradittorie. Limitiamoci in questo articolo ad analizzare la questione dell’ominide sotto il punto di vista tecno-evolutivo. Sintetizzando al massimo la nostra analisi, diremo che all'inizio, questi ominidi (la prima generazione preistorica del genere umano in senso lato),

comunicava tra simili utilizzando probabilmente un linguaggio basic, essenzialmente gestuale e fonetico al pari della gran parte degli animali coevi e ad oggi conosciuti.

Sembra poi che lo sviluppo o l'accrescimento del cervello permisero all'uomo primitivo di integrare ed implementare nuovi fonemi e nuovi "codici" comunicativi. Arrivò il fuoco e poi la ruota. L'ominide nel suo percorso evolutivo imparò a domare il fuoco e a servirsi della ruota. Imparò con l'osservazione a riconoscere il Cosmo e a porsi domande che oggi definiremo "esistenziali".

Il suo linguaggio e la sua tecnica progredirono e da una cultura orale si passò alla cultura scritta. Segni e simbolismi che sintetizzavano il pensiero. Un passo avanti nella tecnica comunicativa che, se da una parte ci permise di conoscerlo meglio, viste le testimonianze archeologiche pervenute fin ai giorni nostri, però ne precluse un altro, ovvero il tempo e lo "spessore" del racconto. Leggere di un evento o ascoltarne la descrizione pone di fatto una distinta scelta: isolarsi dal mondo per "immergersi" nella propria mente che si incaricherà di ricostruire quanto stiamo leggendo con propri schemi oppure, aprirsi totalmente e farsi trasportare dal narratore nei meandri del racconto.

Forse possiamo tristemente affermare che la comparsa della scrittura non fu per il modello sociale comunitario umano quanto di meglio ci si potesse aspettare. Nonostante questo, gli indubbi vantaggi della scrittura e della disponibilità di testi e trattati permise all'uomo di evolvere in maniera significativa. Da allora, il salto a piè pari ci porta direttamente al 1900. In tutto questo intervallo di tempo infatti la scrittura intesa in tutte le sue forme l'ha fatta da padrona.

Una piccola finestra sul tema la potremmo aprire dicendo che, la mancanza di Pathos della tradizione orale fu egregiamente sostituita da un lessico più ampio ed evoluto dove la stessa emozione poteva essere descritta in molti modi diversi. Non è da meno notare che l'introduzione del parlato melodico abbinato al suono di strumenti o alla semplice voce, abbia dato vita ad una corrente comunicativo-emozionale definita "Canto" e da cui il genere "Musica" che potrebbe essere interpretata come un retaggio della necessità di ascolto di storie.

Tornando sul focus del nostro articolo, se la prima metamorfosi di comunicazione sociale è stata in qualche modo assimilata trovando nell'ampliamento delle modalità espressive un interessante linfa per il cervello, l'approccio Uomo-Macchina non sembra sia stato così prodigioso. Per poter infatti inizialmente comunicare con un mezzo ne evoluto ne dotato di vita propria non era possibile sforzarsi ad imparare un suo linguaggio come si fece per i gorilla o altri animali, alcuni dei quali fu più semplice insegnare loro il Nostro di linguaggio (es. pappagalli); per la macchina fu necessario creare un “linguaggio” totalmente nuovo, talmente basic che si riassunse con l’identificativo di “Codice Binario”. Un linguaggio fatto da sequenze di 1 e 0. Caratteri semplici, logica semplice (booleana), decine, centinaia, a volte migliaia di righe di codice per definire una semplice azione.

Dal primo DOS o LINUX i sistemi si sono evoluti parecchio, i sistemi, … non gli utilizzatori. La filosofia infatti dominante era che per “agevolare” e quindi “spingere” l’umano all’uso della macchina, l’umano doveva fare sempre meno fatica (soprattutto mentale) e la macchina doveva costantemente progredire in suo aiuto e … sostituzione. Oggi la progressione è evidente a tal punto che non si parla più di “linguaggio”, “software”, “stringa”, etc. … ma si parla di AI (artificial intelligence). Cosa vi sia sotto questo acronimo credo ben pochi lo possano capire ma, sintetizzando al massimo potremmo definire l’AI il futuro nostro potenziale Alter Ego … e sempre di più non solo virtuale ma anche fisico.

Un percorso senza ritorno dove in molti stanno sollevando dubbi e perplessità ma che inesorabilmente, come una valanga quando si stacca dalla montagna, ora dopo ora acquista sempre più spazio, nelle nostre vite. Dubbi e perplessità dicevamo più che leciti, in quanto non esiste ancora una reale normativa internazionale sulla gestione dell’AI che ormai ha valenza globale, ma anche se esistesse, troppi sono gli interessi in ballo per fermare o anche solo limitare questo fenomeno. Il rischio più grosso non sarà pertanto avere tecnologia a basso costo in grado di sostituire in tutto e per tutto le nostre funzioni sociali, il rischio di questo percorso sarà quello di vivere nell’incapacità di poter distinguere il vero dal falso, il reale dall’immaginario, l’IO dall’ES. Una delega in bianco alla tecnologia per sostituirci in tutto e per tutto. Non più un “salto in avanti” nella Nostra evoluzione quanto, ma più verosimilmente, un salto nel vuoto come “ominidi super evoluti” pronti a trasformaci tutti in futuri “umanoidi”.

Franco Dal Col

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