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20161007 VM SantodomingoNei miei ultimi articoli approfondisco temi economici e son arrivato ad affermare che la crisi della nostra civiltà non dipende dallo scontro religioso con l’Islam, ma al contrario dai problemi economici che ci attanagliano. Molte mie amiche ritengono pesanti questi argomenti, e allora come faccio a trasmettere loro il concetto che l’economia è un cardine della nostra civiltà (sottinteso, occidentale)? Ho deciso di narrare una storia d’amore vera, che mi fu confidata da un amico olandese, JPV. Questa storia d’amore credo abbia insite delle “morali” e volevo condividerle con le mie amiche.

JPV era una persona molto colta. Laureato in storia, critico verso i totalitarismi e critico verso il consumismo, sicuramente era per la libertà. Aveva scelto di vivere accontentandosi del sussidio di disoccupazione che in Olanda non era poi tanto male e gli permetteva anche di viaggiare, a condizione che non spendesse molto per i vari trasferimenti. Quelle che potevano essere, metto lì delle cifre a caso, 500 mila lire (si parla dei primi anni ottanta) certo non consentivano di vivere nel lusso nel nord Europa, ma se si scendeva in Grecia, a Corfù, o meglio si raggiungeva l’Oriente (Filippine, Vietnam) o l’Africa, le cose cambiavano; a quelle latitudini con 350 mila lire allora si poteva vivere godendo del paesaggio, della bellezza di conoscere altre culture e… si potevano godere altre bellezze meno intellettuali. Accadde così, che JPV trovò una ragazza keniana, e se la sposò. Descrivo per diletto delle lettrici il fisico del mio amico nordeuropeo. Era stempiato e ciò gli permetteva di trasformare la sua trentina d’anni (forse scarsa) sino a dimostrarne quaranta, quarantacinque. A favorire quest’aria da persona di mezza età contribuivano gli occhiali, era cieco come una talpa. Il suo fisico, abbastanza scomposto e disarmonico nei movimenti, era pure flaccido.

Per sua fortuna era però magro, magari a causa della dieta ridotta che le sue misere entrate gli consentivano. Insomma, era l’antitesi di ciò che si definisce un palestrato. In compenso era una persona ricca di conoscenze e di esperienze, aveva girato per tutto il mondo, parlava tre lingue e non disdegnava di impegnarsi attivamente in battaglie sociali. Una cartolina facilmente reperibile presso i tabaccai di Amsterdam (come passa il tempo, mi rendo conto che parlare di cartoline nell'era di Facebook è da millennio scorso) lo vedeva seduto sul pavé di una piazza, circondato da minacciosi celerini armati di manganello organizzati in assetto antisommossa. Non voleva alzarsi da quel punto per protestare contro la realizzazione di centrali nucleari. Questa figura dal fisico discutibile aveva delle idee e non aveva paura di difenderle. Erano anni in cui c’erano dei valori e delle ideologie e c’era chi aveva il coraggio di portarle avanti: JPV era sicuramente una di queste persone. Se volete lo possiamo definire un “post sessantottino”, e come tale non dava importanza all'apparenza, vestiva con capi economici, mai eleganti o alla moda…

Risultato, le donne del suo paese non se lo filavano affatto. Parole sue, la situazione era frustrante! Si intuisce, forse, perché JPV amasse viaggiare nel lontano Oriente o nell'Africa nera. Lì l’etichetta di essere “occidentale” lo rendeva di botto estremamente interessante agli occhi di fanciulle nel pieno della loro avvenenza. Arrivo al punto ponendo la domanda: che cosa poteva apprezzare una ragazza del cosiddetto ”terzo mondo” in un nordeuropeo avente quelle caratteristiche? Mi sento di escludere il suo fisico! Mi sento di escludere la sua cultura e la sua coerenza ideologica. Per apprezzare queste virtù serve una approfondita conoscenza delle lingue straniere e escludo che molte ragazze di paesi dove l’analfabetismo è elevato possano arrivare ad apprezzare gli studi storici del mio amico. Anche perché JPV frequentava, sempre per ragioni di costi, quasi esclusivamente ambienti popolani. Rimane un unico parametro che poteva rendere attraente JPV agli occhi di una donna di tali territori: la componente economica. Quelle aree geografiche erano, e dopo trent’anni possiamo dire sono, territori dove la fame è un vocabolo che trova profondo significato, e chi con questo sostantivo deve conviverci, vede l’accasarsi con un “occidentale” come la soluzioni di tutti i suoi problemi. Così questa ragazza keniana di cui non conosco il nome (che mi fu sicuramente detto), ma di cui ricordo le caratteristiche fisiche, era un condensato di sode curve armoniche, si trasferì in Olanda. Il matrimonio durò tre settimane. Ecco come l’amico mi raccontò la convivenza: “Ogni minuto mi chiedeva di comperarle delle calze, degli abiti e dei gioielli. Era una lite continua. Cedevo e le acquistavo quanto richiesto, ma dopo cinque minuti sorgeva un’altra esigenza da supportare con un ulteriore acquisto…”.

Da ciò che ho compreso, spiegare alla negretta che un disoccupato olandese non naviga nella bambagia risultò impossibile. Che in occidente la lavatrice, la casa con giardino, l’auto di lusso e persino mantenere un cane, sono accessibili solo a condizione di poter lavorare, risultò pressoché impossibile da far comprendere a questa donna, la quale aveva un’idea dell’"occidente" molto singolare: “La sua idea del nostro mondo è quella recuperata nel suo paese di origine, guardando in televisione i telefilm di Dallas e Dynasty. D’altra parte quando mi aveva conosciuto la portavo a mangiare in ristorante e io me ne stavo tutto il giorno stravaccato su un asciugamano in spiaggia o seduto in un bar, confermando quindi un certa immagine che lei aveva sul nostro modo di vivere. Le avevo fatto anche dei regalini che lì costavano poco, ma qui io mica posso tutti i giorni portarla a mangiar fuori e mica posso ricoprirla di gioielli che lei si sente in diritto di avere…” Dallas e Dynasty non spiegano che l’occidente è fatto di catene di montaggio, di straordinari, di mani sporche di grasso, di mal di schiena a forza di spostare pacchi o per aver fatto le pulizie. Dallas e Dynasty ti fan vedere solo donne abbronzate con in mano un drink, sempre curate e con la messa in piega appena sistemata. Mai operaie che escono stanche dalla fabbrica, ma l’occidente, è bene ricordarlo, è stato soprattutto questo. Sottolineo la locuzione al passato “E’ stato” perché oggi, ed è il punto che voglio focalizzare in molti miei articoli, le fabbriche che producevano ricchezza e le catene di montaggio che davano lavoro agli operai sono emigrate in Romania o in Cina, lasciando molto tempo libero a molti nostri concittadini e molto poco denaro in tasca da spendere, ma questa è un’altra storia e viene narrata in altri articoli.

Torniamo nel nord Europa e all'olandese che non riuscì a spiegare alla sua amata che cosa volesse dire esser occidentali, o, detto in altre parole, non riuscì a spiegarle che “occidente” significa lavoro. I beni che ogni europeo ha, sono frutto delle nostre produzioni, e se le donne europee possono acquistare la borsetta firmata, le scarpe con tacco e sistemarsi i capelli, alla base c’è la fatica che han fatto durante il giorno in negozio o in ufficio per poter permettersi quei piccoli capricci. Il mio amico filosofo/disoccupato (per sua scelta, è importante sottolinearlo) non riuscì a trovare le parole per spiegare alla sua dolce metà che rimanere a casa con le gambe divaricate, ossigenandola abbondantemente, non era il modo con cui loro potessero riempire il mini appartamento di ogni ben di dio, contrariamente a quando si vedeva nei telefilm americani. La rottura fu disastrosa per entrambi. Rimando alla seconda parte del racconto il finale e le lezioni morali che ho tratto da questa vicenda.

Mirco Venzo - Treviso 05/10/2016 #qzone
foto di Venzo Mirco - La ragazza ritratta non è africana, ma caraibica.

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