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 20210112 MZ brindisi

Abbiamo nonni terrorizzati, soli, che preferiscono una chiamata ad una visita.
Abbiamo genitori visibilmente invecchiati, che non sanno se possono uscire tra le 8 e le 10, oppure
tra le 10 e le 12.
Altri genitori impazienti che non sanno quando potranno rivedere i propri figli all'estero.
Abbiamo figli che hanno dimenticato le tabelline.
Altri figli che a suon di Dad hanno crisi di nervi.
Abbiamo giorni che cambiano colore come camaleonti.
Abbiamo Dpcm incomprensibili.
Abbiamo ristori mai arrivati.
Abbiamo il divieto di assembramento ma per manifestare ci siamo trovati tutti in piazza.
Abbiamo la voglia di uscire, di infrangere le regole, di trovarci anche uscendo dal comune, pur
rimanendo a casa di qualcuno, con l'amico che è già con l'amico dell'amico, ma non più di due alla
volta e solo una visita al giorno.
Abbiamo destinato con chi passare il tempo.
Abbiamo autocertificazioni che ci fanno sentire nel giusto, nel rispetto della privacy mettiamo solo
l'indirizzo di destinazione.
Abbiamo il desiderio di riabbracciarci ma dimentichiamo di chiedere: “come stai?”.
Abbiamo la voglia di ferie, di andare in vacanza al caldo, di raggiungere quel posto di pace, e poi ci
scocciamo perché non si può andare un giorno a sciare.
Abbiamo prosciugato i nostri conti in Amazon, facendo impazzire i corrieri.
Abbiamo speso altri soldi nell'adeguarci alle normative, tra guanti e mascherine.
Abbiamo usato così tanto gel igienizzante, anche di bassa qualità, che mettersi la crema alla sera è
acqua fresca.
Abbiamo i selfie dei primi vaccinati come fossero sbarcati sulla Luna, mischiando ciò che devono
fare alla mania di apparire.
Abbiamo programmato di andare su Marte, ma non di salvaguardare e salvare la Terra in cui
viviamo.
Abbiamo la mente satura di informazioni senza trovare risposta alle nostre domande.
Abbiamo risposte contraddittorie.
Abbiamo domande che restano tali.
E più ci sforziamo a capire, più non ne veniamo a capo di nulla.
Abbiamo una guerra in corso e che lo crediamo o no, non ci va sempre bene.
Abbiamo appeso striscioni e cantato dal balcone, illuminato il cielo col cellulare al passaggio della
stazione spaziale.
Abbiamo sperato.
Abbiamo pregato.
Abbiamo pianto.
Abbiamo detto addio senza salutare.
Abbiamo portato pazienza.
Abbiamo chiuso per sempre il locale.
Abbiamo visto in fumo tutti i sacrifici.
Abbiamo sbattuto forte la porta.
Abbiamo buttato la chiave.
Abbiamo litigato, messo in discussione relazioni e matrimoni.
Abbiamo tirato fuori il peggio di noi, a volte il meglio.
Abbiamo fatto i salti mortali per rimanere a galla, per ricavare qualcosa di buono, di possibile,
nell'impossibilità di muoverci e di agire.
Abbiamo studiato nuovi piani, nuove strategie, nuove opportunità di risalita.
Abbiamo messo a dura prova il nostro autocontrollo.
Abbiamo abbracciato abissi di solitudine, tra ansia e paura, terrorismo mediatico, code infinite,
oscillando momenti di sconforto a momenti di pura e semplice condivisione in videochiamata,
magari durante la preparazione di un dolce o una pizza.
Abbiamo appreso l'importanza del contatto, della stretta di mano, della bellezza del viso scoperto
spesso mascherato dalle nostre insicurezze.
Abbiamo imparato a sorridere con gli occhi.
Abbiamo tante risorse.
Risorse che si stanno esaurendo.
Abbiamo messo tante aspettative in questo nuovo anno.
Non lamentiamoci se l'oroscopo non ci avrà azzeccato, se avremo la delusione di non andare al
mare o in montagna, di non poter viaggiare come prima.
Come prima quando si stava peggio, nella frenesia di correre, veloci chissà dove, forse abbiamo
imparato a prenderci una pausa, a rallentare il ritmo, del tempo che non si è mai fermato.
Del tempo che non aspetta tempo, che richiede impegno nell'agire tempestivamente, prima che sia
troppo tardi.
Nell'attesa di un futuro migliore, un brindisi all'esaurimento.

 

Manuela Zottarel

foto di Alessio Marzullo

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