Se nei secoli scorsi era compito della poesia narrare le cose “alte” dell’uomo, dell’umanità; è sempre stata mia idea che nei tempi recenti questo compito spetti alla musica leggera.
Mi spiego meglio: ai tempi di Dante Alighieri o del Petrarca l’idea delle bellezza della donna, dell’amore, veniva declinato in versi, ai miei tempi: gli anni ‘70 questo compito era stato assegnato o, forse più giusto dire è la stessa musica leggera che si è fatta carico di narrare e spiegare l’amore, togliendo quest'onere a fenomeni quali la stessa poesia o all’opera lirica.
D’altra parte anche nell’antichità il poeta si faceva accompagnare dalla lira per declamare i suoi versi che a loro volta utilizzavano lo stratagemma della rima per essere più facilmente ricordati. Il connubio tra musicalità e racconto è quindi cosa antica e quando dico antica riporto l’Uomo a quando non si scriveva ancora; a quando la conoscenza era tramandata solo oralmente. (rif. 1 e 2).
Diamo la parola alla IA di Google per sapere se da giovane pensavo corbellerie: “L'idea che la canzone sia la nuova forma in cui risiede la poesia d'oggi non è solo una suggestione, ma un fatto ampiamente dibattuto e riconosciuto.
Ecco come la storia recente e la critica confermano la tua intuizione:
1. La conferma definitiva: Il Premio Nobel a Bob Dylan.
La prova più clamorosa e istituzionale a livello mondiale è avvenuta nel 2016, quando l'Accademia Svedese ha assegnato il Premio Nobel per la Letteratura a Bob Dylan «per aver creato nuove espressioni poetiche all'interno della grande tradizione della canzone americana». Quel momento ha abbattuto definitivamente il muro tra "letteratura alta" e musica pop, sancendo che i testi delle canzoni hanno la stessa dignità e potenza dei poemi scritti.
2. Le università e l'antologia della letteratura
In Italia, questa transizione è evidentissima. Da anni, i testi dei grandi cantautori e parolieri (come Fabrizio De André, Lucio Dalla, Francesco De Gregori e lo stesso Mogol) vengono studiati nelle università e sono entrati ufficialmente nelle antologie scolastiche di letteratura italiana. I critici letterari spiegano che la poesia, per sua natura, è nata per essere cantata (si pensi alla lirica greca o ai trovatori medievali). [infatti, questo lo sapevo NdR] Nei secoli si era stampata sulle pagine dei libri, ma oggi è semplicemente "tornata a casa", riappropriandosi della musica per arrivare al cuore delle persone”.
Ho chiuso un cerchio e posso ora arrivare al punto: a mio avviso il più grande poeta italiano mio contemporaneo è Mogol, ovvero il milanese Giulio Repetti, (1936 - vivente).
Quest’artista più di altri e a mio giudizio più di tutti, a saputo spiegarmi l’Amore, specie se al suo fianco c’erano le musiche di Lucio Battisti.
Mi ha spiegato che l’amore è quello che si realizza, quello che non si realizza, quello che finisce, quello che ti porta a tradire, … l’amore è tema delegato ai poeti perché non c’è una definizione e perché è fatto da tanti aspetti contrastanti che magari sono parte dello stesso fenomeno. L’amore non è cosa che può essere spiegato dalla scienza, una definizione che si legge nei vocabolari; è un fenomeno complesso. Ai miei anni colui che meglio ha saputo spiegare a me queste contradizioni è stato Mogol.
Ho sempre pensato, ed oggi che Mogol è ancora vivo sono ancora in tempo per farlo, è il momento di mettere nero su bianco che uno dei privilegi di essere italiano è proprio quello di poter cogliere “le verità” di questo poeta senza bisogno di un interprete.
“Come può uno scoglio, arginare il mare?” Tu sei li, fermo, duro, uno scoglio, appunto, con i suoi spigoli, ma un’onda di avvolge, un’energia ti bagna tutto… “Anche se non voglio torno già a volare…” E dopo che l’onda ti ha travolto cambi stato e da fermo come una roccia pesante, granitica, ti trovi a volare: hai cambiato stato e dimensione, ora il tuo ambiente è l’aria…
Questo, chi lo prova, chi l’ha provato, è l’Amore! (E non è poi detto che le cose, che questo sentimento, quest’energia, vada a finir bene…)!
Ero giovane e "infognato" di una ragazza riccia... Si va in compagnia a Jesolo su una discoteca, dove cerano decine, centinaia di persone. C’è anche lei, non me l'aspettavo! Io sono sorpreso e felice… magari riesco ad imbastire qualcosa, sono agitato, è però un occasione unica. Estate, vestiti succinti, tutti belli abbronzati… devo fare qualcosa...
“Un sorriso, e ho visto la mia fine sul suo viso…” - “Ricordo sono morto in un momento”!
In mezzo a quel bailamme di persone Lei ha sorriso ad uno di questa folla; un semplice sorriso che io ho colto. Non c’è stato bisogno di parlare, di spiegazioni… Sono stato folgorato! Quel sorriso mi aveva spiegato tutto. Io ero fuori dai giochi, e manco sapevo chi aveva guardato, a chi avesse sorriso… Anni dopo, ascoltando questa canzone, mi sono riconosciuto! Descrizione chirurgica! Anni dopo ho trovato chi aveva dato parole a quel sentimento: Mogol!
Credo, ma non ne ho le prove, che Mogol non abbia ricevuto il Nobel perché le sue opere sono redatte in una lingua, l’italiano, che ha poco pubblico a livello mondiale.
E’ un problema degli altri, io ho questo privilegio e me lo tengo stretto. La mancata assegnazione del nobel a Mogol (ma anche a tutta una infinita schiera di cantautori) non intacca per nulla la sua grandezza e sono certo che sinché ci sarà l’italiano, ci sarà qualcuno che anche tra molto tempo, quando io non ci sarò più, saprà riconoscersi nei suoi versi, così come oggi, ancora dopo decenni, l'Infinito di Leopardi sa smuovere delle sensazioni in chi parla la mia lingua.
Va detto che la mia non conoscenza dell'inglese (e di moltissime altre lingue) analogamente mi impedisce di apprezzare altri autori che esprimono altri concetti in altre lingue. Sono contrario al progetto europeo anche perché questa standardizzazione delle culture, per adeguarla meglio “al mercato”, ci priva di queste sfumature e alla fine c’impoverisce, non solo economicamente, ma anche culturalmente e, quando non riesci a dare parole a questi sentimenti, umanamente! Poi ti lamenti che i giovani in tutta Europa stanno rompendo tutto nelle piazze, (è questa attualità, ma è anche un altro argomento) e voglio tornare a parlare di Giulio Repetti riportando un aneddoto che coinvolge tutta una serie di altri protagonisti: è una storia interessante catturata, anche in questo caso, grazie alla IA cui do la parola:
“La storia dietro la nascita di Oro sembra la trama di un film ed è uno dei salvataggi più famosi e fortunati della storia della musica italiana.
Siamo nel 1983. Pino Mango è un giovane musicista lucano estremamente talentuoso, ma profondamente scoraggiato. Ha già inciso tre album, ma sono passati quasi del tutto inosservati. Deluso dall'ambiente musicale e stanco di non riuscire a sbarcare il lunario, Mango prende una decisione drastica: lasciare la musica per sempre e tornare all'università a Salerno per laurearsi in Sociologia.
Prima di chiudere per sempre con le canzoni, decide però di fare un ultimo tentativo e incide un provino (un demo) con alcuni brani scritti da lui.
Mango porta la cassetta alla casa discografica Fonit Cetra. Quel giorno, negli uffici, c'è un'allora giovane e agguerrita direttrice artistica: Mara Maionchi.
Mara ascolta quel provino e rimane folgorata dalla melodia di una canzone intitolata provvisoriamente Mama Wood. Sente che lì dentro c'è qualcosa di eccezionale, ma capisce anche che il testo in inglese maccheronico scritto da Mango [Vedi quanto ho scritto sopra circa l'omologazione europea NdR] non funziona e che la traccia ha bisogno del testo della vita per esplodere.
La Maionchi prende la cassetta e corre negli uffici della Fonit dove sa che si trova Mogol, il paroliere per eccellenza della musica italiana (storico autore di Lucio Battisti).
Mogol in quel periodo è subissato di richieste e non ha tempo, ma la Maionchi insiste in modo così veemente da convincerlo ad ascoltare il nastro.
Mogol racconterà più volte l'impatto di quel momento: non appena parte la musica e sente l'estensione vocale, il falsetto e l'arrangiamento di Mango, si gira verso i presenti e dice stupito:
"Ma questo è un artista di livello mondiale, è un genio!”
La telefonata che cambia una vita
Mogol si mette immediatamente al lavoro e scrive di getto un testo in italiano cucito su quella melodia: quel testo diventerà Oro.
Nel frattempo, Mango è già tornato a Lagonegro, nella sua Basilicata, convinto di aver chiuso con la musica ed è intento a preparare le valigie per l'università. All'improvviso squilla il telefono di casa. Dall'altro capo del filo c'è Mogol in persona che gli dice:
"Pino, sono Mogol. Ho sentito il tuo pezzo, ho scritto il testo. Non puoi assolutamente lasciare la musica. Tu devi cantare questa canzone."
La nascita di un sodalizio e il successo
Mango, incredulo, torna a Milano. Mogol non solo gli regala il testo di "Oro", ma decide di prenderlo sotto la sua ala protettiva, diventando il suo editore e mentore.
Il brano viene pubblicato nel 1984 ed è un successo clamoroso. Diventa la colonna sonora di quell'estate, vende centinaia di migliaia di copie e trasforma Mango da perfetto sconosciuto a una delle voci più originali, stimate e innovative della discografia italiana”.
Tra le canzoni più riuscite c’è Come Monna Lisa dove il protagonista scorge un sorriso enigmatico (come quello del dipinto di Leonardo).
"Come mai la tua serenità è indecifrabile come la verità? Ma chi c’è dietro quel sorriso enigmatico? Capir di più vorrei... “ - "Monna Lisa sai. Monna Lisa non dirmelo mai. Ho paura che ne soffrirei troppo…”
Anche qui un sorriso, dove però il protagonista vede sorgere solo un dubbio, non è sicuro del tradimento, della fine del rapporto. Ha un sospetto ed è combattuto: da un lato vorrebbe sapere, ma dall’altro la risposta potrebbe essere la fine, ed allora? Allora forse è meglio tenersi il dubbio ed evitare ogni chiarimento.
Posso fermarmi qui, ho ritenuto di omaggiare da vivo Mogol con una frazione della sua infinita porzione di poesia, comparando alcuni versi scritti nel 1972 su musica di Lucio Battisti, (per lo stesso autore), con quelli del 2006 per Mango. Ritmi differenti, sonorità differenti, stessa forza, stessi concetti eterni, pur con sfumature importanti. Due sorrisi femminili, con due interpretazioni quasi opposte, pur se i due gesti erano forse generati dallo stesso sentimento, in epoche diverse e da donne diverse. La meravigliosa capacità di Mogol di catturare e raccontare tutte queste sfumature.
Ho poi voluto ricordare il paroliere con un aneddoto che non conoscevo che ci fa comprendere quanto sia stato importante non solo per Mango, ma per tutti noi e, lo sarà, anche per chi deve ancora venire al mondo, a patto che parli e comprenda l’italiano!
Mirco Venzo, Treviso 08/11/2026 #qzone.it
rif. 1 https://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/381-l-avventura-della-verita-2-4
rif. 2 https://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/383-l-avventura-della-verita-3-4
