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20190529 VM AINel Chiostro di San Pietro, due autori hanno affrontato in modo molto diverso l’un con l’altro lo stesso tema, pur avendo svariati punti di contatto. Il tema che lega tutti gli artisti di Fotografia Europea 2019 è “I LEGAMI. Intimità, relazioni, nuovi mondi.” L’aspetto affrontato dalla francese Justine Emard (1987) e dall’italiano Francesco Jodice (1967) sono le relazioni tra l’uomo e il robot, relazione che rientra anche nel contenitore “nuovi mondi”.

Entrambi hanno tirato in ballo l’oriente, l’autrice francese perché da sempre affascinata dal Giappone, Giappone che vale la pena di ricordarlo, da sempre è all’avanguardia nel tema della robotica e delle macchine “surrogati dell’uomo", automi dotati di un grado più o meno elevato di intelligenza artificiale.

Anni fa un opinionista andò a spiegare in televisione che questo paese è particolarmente attratto da queste ricerche causa l’età media della sua popolazione che cresce e, sosteneva questo pensatore, i giapponesi non vogliono importare manodopera straniera ad occuparsi dei loro vecchi. L’alternativa su cui puntavano era affidare alle macchine parte di questa incombenza, permettendo al loro paese di non venir contaminato da presenze estranee alla loro cultura. Non sta a me ora commentare la veridicità di questa affermazione, che però apre spiragli per alcune riflessioni. La mancata relazione tra la cultura giapponese ed eventuali stranieri costringe ad una nuova relazione, che è quella indagata dalla Justine, ovvero tra l’uomo e la macchina.

L’oriente è presente anche nel lavoro di Jodice, non tanto nella pesante presenza di Francis Fukuyama (che a dispetto del nome nasce a Chicago nel 1952 - Rif. 1) che offre con il suo saggio La fine della storia lo spunto di partenza, quanto sulla Cina che lo stesso giorno in cui il saggista statunitense parlava di una storia circolare e ripetitiva, inviava nello spazio la sonda Kaiju 2, con lo scopo di farla entrare in un buco nero e tentare di capire che cosa c’è in quel luogo dove “la luce si spegne e la materia collassa”. L’ultimo punto di contatto tra i due autori è legato alla realizzazione per entrambi di un video nel quale l’uomo e la macchina cercano un dialogo.

Le suggestioni e le sensazioni trasmesse dai due video sono decisamente differenti le une dalle altre. In particolare il lavoro di Jodice si rifà ad una vecchia pellicola in Bianco e nero, priva di sonoro, dove l’avvenente protagonista, a giudicare dai sottotitoli, pare aver avuto una relazione sentimentale con Frankestein (amicizia? amore? Non è chiaro, anche se le due entità pare si comprendano pur nelle grandi difficoltà generate dalla differente natura). Alle scene di questo film, dove i dialoghi tra i due protagonisti pesano molto, Jodice inserisce altri elementi, quali citazioni di stampo scientifico/filosofico, che contribuiscono a generare curiosità e stimoli alla riflessione. Ho voluto scrivere delle affinità tra i due lavori perché delle differenze è ostico parlare. Al lettore visionare la mostra e individuarne le ragioni.

 

Mirco Venzo, Reggio Emilia 28/04/2019 #qzone.it

Nella foto un momento del filmato proiettato nella sezione di all’interno del lavoro di Justine Emard.

Rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Francis_Fukuyama

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